Parisien du Nord (Cheb Mami & K-mel) Rah Jey (Cheikha Rimitti) Let me cry - Cheb Mami Mauvais Sang (quella di Kader o Khaled...è uguale) El Awama (Cheb Kader) Ya Rayah (Rashid Taha) - Quella della colonna sonora del Caimano, per intenderci...
Sempre a proposito di merguez...per gusto enciclopedico ho cercato qualche info su Google.
La bibliografia è limitata, la migliore definizione wikipedia è in tedesco e non ci sono grandi tracce di merguez nella storia. In compenso ho trovato due diverse ricette su due diversissimi siti:
aufeminin (versione francofona del nostro Al Femminile) e khaoula: una sorta di cosmo per donne magrebine e nordafricane: non mancano le rubriche tradizionali; ricette, bellezza, diete. Solo la rubrica degli ‘affari di cuore’ (quin ribattezzata più sobriamente 'testimonianze') rivela un approccio al mondo un po’ diverso dal nostro. ( o dal 'vostro'...io mi sento aliena anche ai femminili nostrani).
Oggi pomeriggio mi accingo a uno dei miei rituali culinari: il cous cous...
Non me ne vogliano i vegetariani, ma lo farò con le merguez. Il cous cous con le merquez ma ricorda sempre una cena al ristorante Chez Papa, alla Villette, durate il mio viaggio parigino di compleanno. Risale a qualche anno fa, ormai, ma se mi soffermo troppo sul ricordo mi viene ancora il pruritino al naso e la lacrimuccia.
Il rituale del cous cous inizia per me prima ancora di entrare in cucina: innanzi tutto bisogna trovare delle merquez. Il mio rifornitore di fiducia è la macelleria araba di via del Lavoro, anche se sono sempre tentata di `tradirla', provando Aziz o tornando dalla mia `prima´ bottega araba, quella in via Duse (dove oltretutto potrei prendere anche le verdure...) Poi non riesco mai a resistere dal comprare qualche cazzatina `arab style´, tipo improbabili bibite fanta con il logo in calligrafia, in mancanza di Arab o Mecca Cola.
Poi quando arrivo a casa e inizio a lavorare, sbucciando le patate, tagliando carote e zucchine, scegliendo le spezie (ebbene sì, non uso sempre le stesse) metto sù qualcosa della mia discoteca...(oggi mi sa che andrò di raii o musica marocchina). Lo so che è stupido, ma mi aiuta a entrare nell'atmosfera del piatto. O almeno così mi sembra... Il cous cous è per me una delle migliori tecniche di cook-therapy*. E' un piatto relativamente semplice ma che richiede una lunga preparazione; preparare un buon cous cous non monopolizza la mente, che quindi è libera di scorrazzare tra i pensieri,oppure di isolarsi in se stessa (il cous cous come meditazione?)
Ho deciso che, a preparazione ultimata, farò una foto e la posterò sul blog. La ricetta non la metto perchè il cous cous è una 'pietanza espressiva'; ognuno lo può fare come se lo sente, aggiungere ingredienti, togliere spezie, a seconda dell'umore. In compenso posso fare una lista di brani adatti alla preparazione del cous cous.
L'esperimento GNOCCHI DI ZUCCA è fallito. Mi è uscita una pentola di proiettili di farina immangiabili.
E' pensare che ho atteso che il primo affiorasse sulla superficie dell'acqua, in trepidante attesa. Sembravo un'ostetrica nella fase :Vedo la testa, vedo la testa!!!
E invece.... Ci sono alcune ricette che non sono nel nostro DNA. Perchè non le ha mai fatte nostra madre, non le ha mai fatte nostra nonna, non le abbiamo nelle mani...
Certo, a cucinare si impara, ma certi piatti sono più faticosi di altri, perchè non ci appartengono.
Ho fotografato i miei proiettili e ho 'pistolato' la foto con questo effetto pseudo-artistico (che su blog non purtroppo non rende). Visto che ho deciso di esercitare la gratitudine tutte le volte che posso, ringrazio i miei primi disastrosi gnocchi di zucca, perchè anche se non sono riusciti a trasformarsi in cibo, hanno rappresentato il tentativo di superare un limite.
Sabato pomeriggio sono stata al Cioccoshow! Ne ho scritto un breve (breve?) reportege (reportage??) che ho mandato allo Spettro della Bolognesità. (bolognesità???). Andatelo a leggere, please. . E' il post di domenica 12...